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Quando usci il suo primo album con ballate come la “Città Vecchia” di Genova, con i ladri e gli assassini dei vicoli del porto, e le puttane che facevano spendere gli stipendi ai vecchi professori benpensanti, nel panorama musicale italiano vi era la Pavone che inneggiava alla "pappa con il pomodoro", canzone comunque vicina al proletariato di quegli anni; Gianni Morandi che parlava di amori puri e casti, che si accontentavano di incontri dal lattaio, poi Mina, con le sue canzonissime in tv, e avanti di questo passo. De André, con il suo genere unico, ispirato forse al genere "chansonier" francese, raccontava le sue storie: i due soldati avversari che si guardano l’un l’altro mentre sopraggiunge inarrestabile la fine… Il suicida, incarcerato per assassinio d’amore, “che non poteva resister 20 anni in prigione lontano da te”, e cosi via, il testamento del burlone e dei suoi numeri sbagliati xper la vecchia contessa, l’amore immenso e cieco dell’uomo, che arriva a strappare il cuore dal petto della madre per donarlo alla sua amata, e poi "L’amore che viene e che va", la stupida morte dell’eroe, e infine "La canzone di Marinella", prostituta astigiana, annegata nel tanaro. Temi totalmente diversi dalla corrente musicale di quegli anni. L’anno dopo, parlava ancora del proletariato dei vicoli di “Via del campo”, con una profonda analisi umana dei personaggi che ci vivevano: "Bocca di rosa", esaltazione della meretrice che distribuisce amore per
Poi arriva il suo primo album con un inizio e una fine, sempre nel '68, "Tutti morimmo a stento", dove racconta di come tutti, drogati assassini, gente vigliacca e forte, stentano tutta la vita per arrivare al traguardo finale, "mia dolce ed unica amica the end", per citare i versi di Jim Morrison …. Il "Cantico dei drogati", una tristezza per costui che non riesce ad avere il coraggio di vivere, perché la vita è dura e tutti stentiamo ad arrivare sani al traguardo finale. Bellissima canzone: compassione, lo so che non ce la fai, ma anche per te che hai sofferto tanto, vi sarà un posto nel giardino fiorito che sarà il paradiso… Non farti stuprare dal comune senso del pudore di questa società che ti condanna, tu soffri come loro, tu soffri più di loro, e tutto ciò tornerà indietro con gli interessi... “Come farò a dire a mia madre CHE HO PAURA !!!!” Poi cè la ballata dei condannati a morte, che impiccati alla vecchia maniera, esecuzione da infami, siano monito al popolino obbligato a guardare mentre scalciando cercano la terra su cui posare i piedi, e che con l’ultimo fiato strozzato dalla corda, bestemmiano Dio, gli uomini e i mali che hanno subito nella loro vita, poveri cristi. L’esaltazione dell’”Inverno”, stagione cheta ed immobile. Dopo una forte nevicata, tutto è calmo, sembra che il cielo abbia mandato la neve a dire “stative calmi”… Per raccontare quest’immagine, come non si potevano scegliere i cipressi di un cimitero, luogo che potrebbe raccontare 1000 storie di odi e amori, di guerre e preoccupazioni umane, di “molto rumore x nulla”. Tutte queste tombe, le loro vicende, storie piccole ma importanti. L’intera umanità è costituita da questi uomini, più o meno popolari, ma che hanno cercato di vivere le loro vite nel modo più pieno che potevano, con gioie e dolori; hanno sbagliato e si sono fatti fottere da loro stessi e dai loro vizi utili per vivere meglio, cosa potevano fare d’altro? …Ma poi chi siamo noi per dire cosa potevano o non potevano fare, ora sono sepolti “sotto 3 metri di terreno”, stanno bene, son finite le loro preoccupazioni in compagnia del "my only friend, the end" Nel 69 con “Nuvole Barocche”, altre storie di povera gente, storie divertenti. E c’e Geordie! Bellissima canzone, che ti trasporta sul London Bridge, ti porta nell’atmosfera settecentesca, o giù di lì. C'é il povero cristo, adescato dalla bella ragazzina. Appare il compare di lei per rubare i soldi al poveretto. Quando l'innamorato dice di avere solo cambiali e atti giudiziari, i due lo accoltellano, uccidendolo. Ma quando i malandrini, dopo aver frugato nella casa non trovando niente, si mettono a piangere come fontane. Un comune delitto di paese, perché ”Non tutti nella capitale, sbocciano i fiori del male.”
Nel ’70 arriva “La buona novella”, una buona notizia per tutti ! (Il suo capolavoro) Tutti i personaggi del Vangelo li puoi vedere come fossero dei vicini di casa, persone incontrate sul pullman… Maria, e la scoperta delle mestruazioni. La crescita, la madre bambina… Giuseppe, il vecchio falegname che l’accoglie come una figlia più che come una moglie. Il sogno/allucinazione di Maria: "Ave Maria, adesso che sei donna, ave alle donne come te, Maria, femmine un giorno per un nuovo amore povero o ricco, umile o Messia. Femmine un giorno e poi madri per sempre nella stagione che stagioni non sente.
E ancora le tre madri affrante sul Golgota, che assistono al supplizio dei loro tre figli, con i corvi che mangiano i loro occhi e cani che rosicchiano i loro piedi, attirati dal sangue. Lascia che noi piangiamo più forte, il nostri due figli che non torneranno più dalla morte, mentre il tuo tornerà risuscitato dopo tre giorni.
Ttito, che nonostante l’estremo supplizio, non chiede perdono a Dio, bestemmia, non rinnega i demoni che l’hanno guidato tutta la vita. E via con i dieci comandamenti. Li racconta come l’ha vissuti a modo suo, ladro, infame, stupratore.
" Laudate hominen perché non si imita, imita un Dio, un Dio va temuto e lodato Lodate l’uomo….lodate l’uomo” E' un patrimonio nazionale, una ricchezza culturale! Così dovrebbe essere considerato questo capolavoro di pietà, compassione, poesia e musica!
“…E dormono, dormono sulla collina”, 1971 hanno trovato finalmente la pace ottici, giudici, chimici, dottori, musicisti e cantanti una collina densa di storie di amori e odii, di guerre, persone uniche come unica e ogni persona. Esperimento diverso e sempre uguale, tendente alla purezza. Non ce la facciamo, però ci proviamo, ma abbiamo le nostre paure, i nostri muri, i nostri… "Perdona loro perchè non sanno quello che fanno" “Da chimico, un giorno, avevo il potere di sposar gli elementi e farli reagire… ma gli uomini mai mi riuscì di capire, perché si combinassero attraverso l’amore… affidando ad un gioco la gioia e il dolore” Tutti dotti, medici e sapienti sepolti su quella collina; generali e colonnelli, tutti li, sotto tre metri di terreno, consapevoli ormai della stupidità delle situazioni terrene. Gli unici che non hanno rancore dentro, sono il malato di cuore, che vive tutta la sua consapevolezza che il panino e la birra che sta bevendo e mangiando, potrebbero essere gl ultimi, e il "Suonatore Jones", personaggio arrivato già prima di arrivare, non aspettandosi niente dalla vita, tutto ciò che riceve, la chitarra e il vino, è un regalo inaspettato.
Nel’73, salta fuori l’impiegato, bombarolo che, non facendocela più a sopportare il sistema “pornografico” in cui viveva, pensa che ammazzando giudici e politici possa cambiare qualcosa. Ma la sua donna dice ai giornali che non capisce cosa gli sia successo, “da un po’ di tempo era un po’ cambiato,…MA NON NEL DIRMI AMORE MIO….”
Dopo, c’e ne saranno tante altre, "Coda di lupo", il giovane indiano messo in guardia dalle trappole dell’uomo bianco...
e seti tagliassero a pezzetti il regno dei ragni cucirebbe la pelle e la luna tesserebbe i capelli e il viso e il polline di Dio di Dio il sorriso.
Ed ecco "Ottocento" Cantami di questo tempo l'astio e il malcontento di chi è sottovento e non vuol sentir l'odore di questo motor che ci porta avanti quasi tutti quanti maschi , femmine e cantanti su un tappeto di contanti nel cielo blu
Figlia della famiglia sei la meraviglia già matura e ancora pura come la verdura di papà
Figlio bello e audace bronzo di Versace figlio sempre più capace di giocare in borsa di stuprare in corsa tu moglie dalle larghe maglie dalle molte voglie esperta di anticaglie scatole d'argento ti regalerò
Ottocento Novecento Millecinquecento scatole d'argento fine Settecento ti regalerò
Quanti pezzi di ricambio quante meraviglie quanti articoli di scambio quante belle figlie da sposar e quante belle valvole e pistoni fegati e polmoni e quante belle biglie a rotolar e quante belle triglie nel mar
Figlio figlio povero figlio eri bello bianco e vermiglio quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio figlio figlio unico sbaglio annegato come un coniglio per ferirmi , pugnalarmi nell'orgoglio a me a me che ti trattavo come un figlio povero me domani andrà meglio
E' una canzone celebrativa, dedicata ai suoi due figli, con i loro interessi, debolezze, paure e vanti.
Duetto con la figlia nel Dvd uscito nel 98, con Geordie: commovente, eccezionale!
Altri capolavori, altre sfumature, angoli smussati di questa effimera vita del nostro Faber nazionale. Con quella sua voce calma e pacata, la sua musica cambiata negli anni; ricercata, sempre e comunque. Ballate sempre azzeccate x i temi in questione
Poi nel 1997 esce un suo "The best of", non bello per le track inserite, ma x il titolo: "MI INNAMORAVO DI TUTTO"
Questo è il concetto! Questo è l’elisir di lunga vita: innamorarsi di tutto ciò che ti capita durante il giorno.
Poesia e dolce melodia di questo nostro “Amico Fragile” che cercò di proporsi, tanto timido ed insicuro da andare in crisi quando gli altri non lo vedevano come semplice uomo ma solo come poeta e cantastorie con la chitarra. Insegnante di un vecchio modo di guardare il mondo, senza condanna, senza odio e ipocrisia, solo compassione ed amore per tutto e tutti
Innamorato, sempre, di tutto ciò che è la vita!
Alex
P.S. Una sera, il nostro Faber si trovava a casa di amici. Erano gli anni 70: politica, brigate rosse e nere, stragi e assassini. Si gestivano i borghesotti bruciando le loro 1100, simbolo di un loro finto ed effimero benessere, facendogli contemporaneamente pensare che ben presto scioperi e manifestazioni sarebbero finiti, e che “le fabbriche riapriranno e arresteranno qualche studente”. Quelle erano le serate, “tra mura discrete”, di disquisizioni filosofiche con “due amici, una chitarra e uno spinello”.
Dopo una buona cena a base di carne, “verdura di papà” e buon vino, tutti volevano solo la sua chitarra, la sua voce, la sua poesia. Il nostro "eroe", vivendosi male la situazione, o forse comprendendola nel modo più reale, optò per una sbronza colossale: chitarra, vino, Piero e Bocca di rosa…
“E via..a soffocare il mio malessere a forza di alcool e canzoni”, dirà.
Con il repertorio artistico del personaggio, quello del beone non poteva essere che il suo vizio dominante. Eroina e cocaina, non furono che fugaci incontri, quasi come “Zingarelle con tamburelli” incontrate in boschi vietati da madri apprensive.
Tornato a casa ubriaco fradicio , scrisse “Amico fragile”, in cui descrisse la fragilità di un personaggio, la delusione del non essere capito, se non solo superficialmente, dagli altri, che non lo vedono come essere umano e fragile, ma solo come cantastorie e poeta. Lui voleva comunicare, avere rapporti umani, interagire.
“….Con un bisogno d’attenzione e d’amore” ….e squallido, troppo limitante un….”se mi vuoi bene piangi….per esser corrisposti…ero molto + curioso di voi, ma molto + curioso di voi…. …ma già dalla prima esperienza (trincea), battaglia, guerra,….da combattere da solo ….i propi demoni, i propi diavoli e vizi…..”
“Come stai, amico fragile, se vuoi posso occuparmi un’ora al giorno di te ….” “….E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci, mi sentivo meno stanco di voi……..e molto, molto meno stanco di voi……..”
“Potevo assumere un cannibale al giorno x farmi insegnare LA MIA DISTANZA DALLE STELLE”
Lo svincolo rispetto all’azione più vietata dal comune senso nostro del pudore: il cannibalismo. Al di la del bene e del male, direbbe il creatore inconsapevole della razza ariana. Comunque la nostra distanza dalle stelle, ce la possono insegnare solo zombie e affini….
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L'autore di questo articolo, pubblicato su richiesta, è un utente di opinionemusica.it |