A quel tempo, Enrico ed io avevamo diverse cose in comune: studiavamo (si fa per dire) nella stessa scuola, non ci radevamo la barba (mai!) e ci piaceva la musica. Non ci si vedeva spesso, dovevamo aspettare che le nostre noiosissime fidanzate (altra cosa in comune, ora che ci penso) ci lasciassero liberi contemporaneamente. Qualche volta succedeva. Così, insieme, riuscivamo ad andare ad assistere a qualche concerto.
Sarà stato verso la fine degli anni '80, o l'inizio dei '90, chi se lo ricorda. Al mio paese c'era il concerto dei Nomadi. Arrivammo che i cancelli erano ancora chiusi, con la fila del pubblico che aspettava. Non chiedemmo neanche il prezzo del biglietto. Eravamo squattrinati professionisti, noi.
L'area del concerto era delimitata da un muro prefabbricato di cemento, di quelli sottili che si vedono nelle zone industriali. Servizio d'ordine e forza pubblica erano sparsi un po' dappertutto. Da un lato, la piazza confinava con i cortili di alcune scuole. L'impresa si prefigurava ardua, ma dovevamo farcela!
Cammina, cammina, ci portammo dal lato oltre le scuole. Complice l'imbrunire, scavalcammo il cancello di una di esse e attraversammo il cortile con passo felpato. Acc! Un nuovo recinto ci si presentava davanti. E poi, lampioni. Accesi. Si sentivano delle voci, e rumori di cucina che provenivano da una finestra aperta della seconda scuola. Ci accorgemmo che la rete del recinto era sollevata, leggermente, in un angolo. Strisciammo sotto come marine e poi, radenti al muro e con la testa bassa, oltrepassammo la finestra aperta. Sgattaiolammo tra alcune auto parcheggiate e finalmente vedemmo i pannelli di cemento bianco! C'eravamo, quasi...
Enrico mi fece "scaletta" con le mani e io sbirciai di là: eravamo dietro al palco; c'era il TIR, qualche carrozzone e poche persone che chiacchieravano fumando una sigaretta. Purtroppo, c'erano anche due carabinieri, ma ci voltavano le spalle. Dovevamo approfittare della distrazione.
Imprevisto: un cane, del custode forse, si accorse di noi e ci abbaiava addosso. Già si sentivano le imprecazioni provenire dalla finestra, tra poco sarebbe uscito qualcuno, non c'era un attimo da perdere.
Ci arrampicammo fin sopra al muro e saltammo giù dall'altra parte contemporaneamente. Poi corremmo in campo aperto fin dietro le roulotte e in pochi passi apparimmo, col cuore in gola, ma freschi freschi, come se fossimo sempre stati lì, davanti ai carabinieri.
Ad alta voce, mentre passeggiavamo verso il fronte del palco, continuavamo un discorso (mai iniziato, invero) sui riflettori e l'energia elettrica. Percepivamo gli sguardi su di noi, ma perseverammo nella dissimulazione finché non ci confondemmo nella folla.
Eravamo dentro, il concerto stava per incominciare ma volevamo un'ultima soddisfazione: quanto costavano i biglietti? Ci avvicinammo ai cancelli e... spalancati! Erano spalancati! Il concerto era gratuito!