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Ivano Fossati in concerto a Torino, 13/12/2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 23:03

Ecco la scaletta del concerto di Ivano Fossati, all'Auditorium del Lingotto di Torino, del 13 dicembre 2011:

Viaggiatori d'occidente Fossati_038

Ventilazione

La decadenza

Quello che manca al mondo

Stella benigna

Settembre

Lindbergh

Mio fratello che guardi il mondo

L'amore fa

Ho sognato una strada

Cara democrazia

----- (intervallo) -----

La crisi

L'amore trasparente

L'orologio americano

Carte da decifrare

Ivano Fossati - Torino

La musica che gira intorno

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 09:43
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Concerto Negramaro al PalaIsozaki di Torino 18/10/2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Mercoledì 19 Ottobre 2011 03:32

Concerto Negramaro a Torino 2011Parliamo del primo di due concerti dei Negramaro a Torino, quello del 18 ottobre 2011. Un concerto che abbiamo atteso a lungo: la data prevista era il 29 marzo, ma l'evento è stato rimandato, così come tutto il Casa 69 Tour, a causa dell'intervento alle corde vocali del cantante Giuliano Sangiorgi. Prezzi dei biglietti "nella norma": da 34,5 Euro del 2° anello non numerato fino a 46 Euro per i posti numerati del 1° anello; circa 38 Euro per il parterre (in piedi). Tenendo conto della conformazione del PalaIsozaki, che consente una buona visuale e percezione acustica quasi da qualsiasi posto, e della spettacolarità "luminosa", direi che hanno fatto un uttimo affare un po' tutti gli spettatori, dalle prime file a pochi centimetri dalla band fino a quelli più distanti, che hanno potuto godere di una bella vista d'insieme. Non dico per dire: questa volta mi è stata data dall'organizzazione Set Up Live, che ringrazio, la possibilità di girovagare per il palazzetto e quindi ho potuto provare Giuliano Sangiorgiun po' tutte le situazioni preferendo, infine, un posto molto distante dal palco. Si, lontano, certo, ma non prima di avere scattato qualche bella fotografia dal "fronte palco", insieme ai fotografi veri... Le foto le ho sparse qua attorno, un po' alla rinfusa.

Senz'altro, è proprio un bello spettacolo di musica, prima di tutto. Le canzoni, come leggerete più avanti nella scaletta del concerto, sono principalmente quelle di Casa 69, è ovvio. I suoni sono curati: quelli artificiali dell'elettronica, le distorsioni della chitarra elettrica e i suoni naturali del pianoforte affollano lo spettro udibile nella sua interezza. Come va di moda, i bassi sono esaltati all'inverosimile. Questo è il sound dei Negramaro.    

Poi, è un bello spettacolo di luci e di colori: pannelli LED giganti fungono sia da apparecchi illuminanti, insieme ai proiettori, sia da schermi per rappresentare immagini. Veramente uno sballo! Il colore dominante, a parte la luce bianca abbagliante, è certamente il rosso-cuore, con evidente riferimento alla scultura in vetro dell'uomo-cuore,  realizzata da Ermanno Carlà (bassista) e rappresentata sulla copertina del disco.

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Ultimo aggiornamento Domenica 23 Ottobre 2011 15:19
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Concerto di Battiato a Torino per MITO, 15/9/2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Giovedì 15 Settembre 2011 23:13

om_logo1Iniziamo da alcune questioni di cronaca e numeri inutili, almeno oggi, ma che mi interesseranno quando rileggerò questo articolo fra una decina d'anni: il concerto di Battiato, che fa parte della rassegna MITO Settembe Musica di Torino, si è tenuto all Palaolimpico (o PalaIsozaki, o Pala-che-ti-pare-a-te). I biglietti erano esauriti da qualche giorno, non da tantissimo. I prezzi: 20 Euro per il parterre (posti a sedere numerati, dico "a sedere, numerati", e  mi vien da ridere...) e 15 Euro per le gradinate. Prezzi molto più che popolari, anche in questo 2011 di crisi economica, e direi che qui ci scappa un bel "Grazie!" a chi si adopera perché manifestazioni così interessanti siano accessibili a tutti, o quasi, vero? Ho detto quasi, perché diverse persone mi hanno detto che non sarebbero venute al concerto in quanto, in questo momento, devono sostenere delle altre spese. Questo è purtroppo un tipo di risposta che non mi stupisce più, e me lo segno nel blog perché spero, invece, che mi meraviglierò quando rileggerò queste righe.

Apre il concerto Arisa, pochi minuti dopo le 21, accompagnata al pianoforte dal maestro Giuseppe Barbera. Con i suoi modi ingraziati, Arisa canta alcuni brani scritti per lei o per altri. Il pubblico dimostra di gradire, ma certo non c'é paragone rispetto all'entusiasmo che si manifesterà dopo pochi minuti, alle 21.30, per l'esibizione di Battiato.

Il cantautore apre con "Up patriots to arms", entrando in scena con un gruppo di nove musicisti. Praticamente, forse temendo di dimenticarsi qualcuno, si è portato appresso tutti quelli di cui poteva aver bisogno: batterista, chitarrista, bassista, pianista, tastierista e quartetto d'archi (lo dico anche a voi, non uscite mai di casa senza un quartetto d'archi, non vorrei mai che vi trovaste nella condizione di averne bisogno e non ne aveste uno a disposizione in quel momento). Totale: 10 persone sul palco, e altre 16-18 mila intorno (qual è la capienza del PalaIsozaki? Non saprei...) Serve un ingegnere del suono per davvero: Pino Pischetola. Bel lavoro!

Ebbene, questa è la scaletta del concerto di Franco Battiato a Torino del 15 settembre 2011 (spero di non avere dimenticato nessuna canzone):

  1. Up patriots to arms (dice: "Benvenuti!")
  2. Auto da Fé
  3. No time no space
  4. Un'altra vita
  5. Tra sesso e castità
  6. Il cammino interminabile
  7. Il ballo del potere
  8. Shock in my town (poi presenta il chitarrista Davide Ferrario)
  9. Inneres auges (presenta il Quartetto Italiano)
  10. Gli uccelli
  11. Segnali di vita (presenta Carlo Guaitoli, al pianoforte)
  12. J'entends siffler le train (finalmente, Battiato dice qualcosa che non siano parole di circostanza, commentando questi brani di origine francese)
  13. La canzone dei vecchi amanti (La chanson des vieux amants) (grazie a Paola che mi ha scritto i titoli in francese, n.d.a.)
  14. Povera patria
  15. Prospettiva Nevskij (scorda alcune parole del testo, accenna un lallalalà ma poi si riprende subito, alla fine presenta il batterista, Giordano Colombo)
  16. Le aquile
  17. La cura
  18. I treni di Tozeur (presenta Angelo Privitera, tastiere e computer)
  19. La stagione dell'amore (presenta il sound engineer, Pino Pischetola, poi dice "Siete pronti?" con fare ammiccante, e inizia il prossimo brano)
  20. L'era del cinghiale bianco (invasione, da parte del pubblico degli spalti, del parterre; da questo momento in avanti, l'entusiasmo è incontenibile)
  21. Voglio vederti danzare
  22. Summer on a solitary beach
  23. Cuccuruccucu
  24. Magic shop ("Mi sono dimenticato di dirvi..." e racconta di aver sentito un'annunciatrice televisiva, in un programma "...del basso ventre", citarlo in questa maniera: "Vagavo per i campi da tennis...") 
  25. The animal
  26. E ti vengo a cercare
  27. L'addio
  28. Stranizza d'amuri
  29. Centro di gravità permanente

Ventinove canzoni! Non so se mi spiego... (Sempre che non abbia dimenticato di riportarne qualcuna).

Ho già scritto i nomi dei musicisti, ma lo rifaccio per mettere un po' d'ordine; la band:

F. Battiato - voce

D. Ferrario - chitarra

C. Guaitoli - pianoforte

L. Poli - basso

G. Colombo - batteria

A. Privitera - tastiere e computer

Nuovo quartetto italiano - archi

          Alessandro Simoncini - violino
          Luigi Mazza - violino
          Demetrio Comuzzi - viola
          Luca Simoncini - violoncello
 

Pino Pischetola - sound engineering

 

Battiato lascia il palco definitivamente alle 23.20, visibilmente stanco dopo i molti bis, ma anche soddisfatto. Poco prima, dice: "Mi siete piaciuti! Molto!" Il palaIsozaki si svuota del pubblico, altrettanto soddisfatto, in meno di dieci minuti, senza traumi. Diciamo che questa è una delle caratteristiche migliori della struttura torinese.

Quattro passi nel fresco della sera dei viali di Torino, in questa estate che sembrava non voler arrivare, e che ora non vuol più andar via, ci separano dalla macchina o dai mezzi pubblici per tornare a casa.

 

P.S. 19/9/2011

Il concerto di Torino avrebbe dovuto chiudere il Tour "Up Patriots to Arms" ma lo staff di Battiato ha annunciato un nuovo concerto GRATUITO il 5 ottobre 2011 a Biancavilla, in provincia di Catania.

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Settembre 2011 17:32
 
Concerto di Guccini a Torino per MiTo, 11/9/2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 11 Settembre 2010 23:55

Così, arriva Guccini, ed eccomi qua, di nuovo a scrivere di musica, dopo un bel po'. La cronaca: il concerto si è tenuto al Palaisozaki, o Palasport Olimpico di Torino, oppure chiamatelo come vi pare; biglietti a 12 Euro per il parterre e 15 Euro in tribuna, cioè molto meno del solito. Tutto esaurito in prevendita, già da parecchi giorni. Si dice spesso che i concerti di Guccini sia bello sentirli molto tempo dopo l'uscita di un nuovo disco perché, altrimenti, ci si deve sorbire una quantità di opere minori ancora sconosciute. Direi che questa volta, dopo anni dall'uscita dell'ultimo disco, è andata molto bene! Beh, sentite, so che a tanti non interessa molto dei miei commenti, e vogliono solo sapere se il Maestrone ha fatto questa o quella canzone. E allora, "a brutto muso", ecco qua la lista, così ci togliamo il pensiero e potete tornare a navigare su Facebook, se vi pare:

  1. Canzone per un'amica ("voglio stupirvi con la prima canzone")
  2. Lettera
  3. Noi non ci saremo (ricordo di "Augustino", il primo che la cantò)
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Ultimo aggiornamento Domenica 12 Settembre 2010 10:22
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Perturbazione e Andrea Mirò PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 19 Agosto 2009 19:43

Perturbazione alla Maison Musique di RivoliIl manifesto è ripiegato su stesso. Ne sollevo un lembo fradicio per svelare la scritta in pennarello: "In caso di pioggia, il concerto di Mirò + Perturbazione si terrà alla Maison Musique".

Pioggia? Sono due ore che vien giù il diluvio! Meglio andare dritti dritti alla Maison Musique di Rivoli, dove sappiamo esserci anche un altro concerto.

 

Attracchiamo l'auto nel porto prospiciente la costruzione, e percorriamo gli ultimi metri a nuoto... Si, va bene, esagero... Che piova tanto, l'avrete già capito, a questo punto.

 

I Perturbazione, che suonano dopo uno spettacolo di pizzica salentina, hanno in mente un'idea battezzata "Le città viste dal basso". Consiste nell'interpretare brani famosi che parlano di città, principalmente italiane. Forse non gli frutterà un premio Nobel, ciò nondimeno il tema è ben svolto. Gli arrangiamenti sono tutti caratterizzati da un bel "tiro" rock agguerrito, entro i confini del buon gusto. Alcuni degli autori originali sono abbastanza presagibili, come De Gregori, Dalla, e il solito De André, di cui vengono proposti due brani.

 Andrea Mirò alla Maison Musique

Apro una piccola parentesi per dichiarare che, per quanto apprezzi il Faber, comincio a stancarmi di doverne sentire le canzoni, cantate da chiunque, in tutti i concerti di musica italiana. Ancor di più, mi sfiniscono le presentazioni in tono compassato e la costernazione di cui si veste, con sentimento autentico o spirito conformista, all'istante ogni volto. Ci sono anche altri autori che hanno scritto cose notevoli, molto meno celebrati, addirittura obliati. Per esempio, credevo fossimo rimasti in tre, a ricordarci di Ivan Graziani. Al contrario, stasera, ascolto con piacere un arrangiamento di "Firenze canzone triste", più veloce e meno struggente dell'originale. A sorpresa, l'ospite Andrea Mirò l'improvvisa insieme al gruppo.

 

Mi interessa anche la versione di "Piccola città", di cui è autore originale Francesco Guccini. Riconosco che i puristi potrebbero proclamare uno sciopero contro il dirazzamento delle atmosfere melanconiche da chansonnier. Io, però, ho il rock nell'anima, e quindi la canzone la gradisco anche così.

 

Accennavo che ospite dei Perturbazione è Andrea Mirò, la cantautrice milanese di cui si sente poco parlare. Canta qualche proprio brano insieme al gruppo e qualcun altro da sola, accompagnandosi al sinto-pianoforte o alla chitarra.

 

Mi sono piaciuti questi perturbazione, anche se il cantante è di quelli che introducono ogni canzone con un'omelia. Per fortuna, sono predicozzi abbastanza brevi, e poi dice pure delle cose divertenti. Cattura la mia simpatia quando legge un breve racconto inviatogli da un amico su San Mauro Torinese, commentando: "Potrebbe benissimo essere stato scritto su Rivoli". Mi incanta questa coscienza della cultura di contrada, libera, fuori moda e anticonformista, tanto di noi provinciali, chi se ne cura. E' cultura, e musica, di chi la città la vede dal basso. Take a walk on the wild side.

 

 

Perturbazione:

Tommaso Cerasuolo: voce

Elena Diana: violoncello e voce

Gigi Giancursi: chitarre e voce

Cristiano Lo Mele: chitarre e tastiere

Rossano Lo Mele: batteria

 

 

Discografia:

1998 - Waiting to Happen (Beware)

1998 - 36 (beware)

2002 - In circolo (Santeria/Audioglobe)

2002 - Waiting to Happen / 36 (ristampa, Santeria/Audioglobe)

2005 - Canzoni allo specchio (Mescal/Sony)

2007 - Pianissimo fortissimo (Capitol EMI)

2009 - Le città viste dal basso (Iceberg)

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Agosto 2009 19:46
 
Primal Scream. Traffic Festival 2009 - Torino PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Domenica 12 Luglio 2009 16:17

Palco Traffic Festival 2009 e luce dalle finestre della Reggia di Venaria La luce debole e giallognola che filtra fuori dalle finestre della Reggia di Venaria, infonde tranquillità. Potresti persuaderti di vivere in un romanzo dell'800 romantico, fin tanto che non sposti lo sguardo e i tuoi occhi si riempiono di colori abbaglianti: è l'allegria del Traffic Festival di Torino, un paio di secoli al di là dei tuoi pensieri. E' il 10 luglio 2009 e tra poco si esibiranno i Primal Scream, in Italia dopo una dozzina d'anni dall'ultima apparizione. OK, non tutti li conosciamo; e allora, continuiamo i nostri viaggi nel tempo e torniamo al 1982, in Scozia, a Glasgow o giù di lì. Tal Bobby Gillespie forma una band e, con fatica, riesce a portarla a un discreto successo in qualche anno. Tra avvicendamenti nella formazione, critiche severe, tour da alterni riscontri di pubblico, rinnovamenti, sperimentazioni musicali e soprattutto chimiche, si arriva a questa tiepida serata di luglio. Il prato davanti al bellissimo palco è affollato da migliaia di ragazzi, ci sono le promotrici con i loro tacchi a spillo, le minigonne e il trucco pesante, gli stand dei venditori di porchetta e salsiccia (a peso d'oro), e i soliti giovani scemi, ubriachi e impasticcati. C'è proprio tutto.

 

La band sale sul palco, Bobby saluta, Mani (basso) dice "Andiamo!" Il beat incomincia. La prima cosa che noto, è il pattern ritmico banale. "Sarà solo la prima canzone", penso. Invece no, lo schema si ripete identico, puro e infinito come la struttura di un cristallo, per tutto il concerto: ogni brano ha un giro di batteria breve, né originale né tanto diverso dagli altri brani. Anche le variazioni dinamiche sono rarissime. Va bene, ognuno fa le sue scelte, ma che se ne fanno di un batterista umano? Non era meglio una batteria elettronica? Uhm, ora che ci penso, il batterista Darrin Mooney non sbaglia mai... forse è davvero un robot!

 

Bisogna ammettere che i suoni di batteria e basso (Gary Manfield) sono potenti e pieni. Se ti avvicini ai diffusori, il fronte sonoro al margine inferiore dello spettro udibile ti "spettina". Beh, certo non v'è merito del musicista ad aver volume, in ogni caso la potenza e le linee del basso mi eccitano come un giro in otto-volante.

 

Le chitarre elettriche (Andrew Innes e Barry Cadogan) sono amplificate attraverso distorsioni prevalentemente aggressive, ricche di toni acuti e spesso sfasate da wah-wah, phaser, flanger e simili diavolerie. Mancando di bassi, il risultato è quel sound che sulle riviste per gaggi viene chiamato "tagliente". I volumi modesti, anche in occasione dei pochi assoli, mi disorientano. Forse definirla "presenza discreta" è un po' azzardato, le chitarre si fanno sentire eccome, vorrei però evidenziare che in certi momenti avrebbero potuto far vibrare ogni singola molecola d'aria fino ad arroventarla, e invece sono rimaste prigioniere nei recinti definiti dalle parti vocali.

 

Il tastierista Martin Duffy fa un gran lavoro, tenendo anche conto che parte del repertorio appartiene alla musica "elettronica". I suoni dei sintetizzatori appaiono e scompaiono ad arte. In qualche arrangiamento, possiamo apprezzare musica suonata con tutte le dita. Eh? No, non tutte e due le dita, maligni, volevo dire tutte e dieci.

 

La voce. Protagonista, senza dubbio. Sgraziata, rispetto alle registrazioni in studio. Pronuncia poco comprensibile. Qualche parola in inglese la capirei, ma Gillespie la dice? Ma si, dai, scherzo. Avevo già letto un po' di testi, incuriosito da alcune biografie che parlavano di temi "socialisti". Chissà cosa mi aspettavo, invece sono piuttosto semplici, piatti. Non sempre la droga esalta le capacità artistiche.

 

La scaletta è abbastanza completa e include brani appartenenti alle diverse fasi storiche della band. Cerco di non elencarvi generi musicali (hanno nomi che non riuscirei neanche a proferire). Mi limiterei a tre parole chiave: elettronica, psichedelica, rock'n roll, dimenticandomi di punk, di jangle-non-so-che-cosa e compagnia bella. Avverto il maggior entusiasmo del pubblico nei pezzi rock'n roll, disinvoltamente ammodernato alla bisogna. Gli aspetti psichedelici sono talvolta puri, talvolta frammisti ai suoni artificiali dell'elettronica.

 Luci abbaglianti al concerto dei Primal Scream di Torino

L'affluenza di pubblico è buona, gli spazi a disposizione sono ampi, perciò non ci si pesta i piedi, ma qualche fetida alitata alcolica e odor di "rosmarino" bruciato ti arrivano sempre...

 

La sonorizzazione è ottima; in campo aperto è più facile far le cose bene, che farle male, ma ogni tanto questa regola è disattesa, quindi apprezzo lo sforzo dei fonici che ringrazio.

 

L'illuminazione è stellare! Sia perché è una notte d'estate e nel cielo si vedono le stelle sia perché l'impianto illuminante è davvero adatto alla situazione. Il bombardamento di fotoni mi porta quasi alla nausea. Fantastico.

 

Il maxischermo con le righe al concerto dei Primal Scream di Torino Si può scegliere di stare vicino al palco o lontano, grazie al maxischermo che dà spettacolo in proprio: intanto, ha qualche problema di compatibilità elettromagnetica, per cui visualizza righe orizzontali che vanno autonomamente a spasso, variando a tempo con la musica. Ricorda i vecchi televisori in bianco e nero che non si riuscivano mai a sincronizzare bene. Dite quello che volete sulle capacità dei tecnici, ma il risultato a me è piaciuto! Le riprese, poi, improvvisate da operatori e regista che immagino dilettanti, arrivano ad essere esilaranti. Badate che faccio le mie osservazioni con senso di riconoscenza perché, per un motivo o per l'altro, lo spettacolo mi è piaciuto davvero molto. Dunque, nessun criterio di composizione delle inquadrature, una serie infinita di riprese del "nulla", e poi una sorta di "Blob" dal vivo. Per esempio, mentre altrove succede di tutto, Barry viene più volte inquadrato ogni volta che accorda la chitarra. C'è un messaggio profondo? Certo: "Le  chitarre vanno accordate spesso". Sottoscrivo. Grazie.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Luglio 2009 23:53
 
Cineconcerto Metropolis dei Supershock ad Avigliana PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Sabato 27 Giugno 2009 20:08

 Cineconcerto Metropolis dei Supershock ad Avigliana Adesso vorrei sapere che cosa vi verrebbe in mente se vi invitassero ad assistere alla sonorizzazione di un film muto degli anni ’20. Esatto: “La Corazzata Potëmkin”di Fantozzi. Probabilmente vi chiedereste: “Ma non c’è proprio nient’altro da fare, stasera?”

Già, i film muti non interessano a nessuno, sono roba da intellettuali noiosi.

Come ve lo spiego che sono andato a vedere “Metropolis”di Fritz Lang, un film di fantascienza uscito nel 1927 e ambientato nel 2026? E poi, questa sonorizzazione: ti immagini un vecchio professore d’orchestra con la cravatta e la giacca sgualcita che suona marcette d’inizio secolo al pianoforte

Insomma, esco di casa prendendo al volo i miei pregiudizi e mi faccio portare all’Auditorium Fassino - via IV Novembre, 19 -   di Avigliana, dove si terrà il cineconcerto, perché il tempo è brutto e non si può fare all’esterno. Altrimenti, si sarebbe tenuto al dinamitificio Nobel che, cessato il business della dinamite, è diventato un “eco-museo”

Ci sediamo, si abbassano le luci, e cominciano film e concerto.

Vecchietto con pianoforte? Canzonette di Macario? No, psichedelia! Si, quel rock un po’ misterioso tipo Pink Floyd, per chi non se ne intende. Chiaramente, il tono del concerto segue l’incedere del film. E allora, via! Una progressione dietro l’altra. Si incomincia con poche note e, quando si va a chiudere venti minuti dopo, sembra l’apocalisse. E’ così che, alla fine del “Preludio”, i Supershock si guadagnano il primo applauso “a scena aperta”, se così posso dire. Ah, mi ero dimenticato di dirvi che i tre tempi del film sono: “Preludio”, “Intermezzo” e “Furioso”.

Benché abbia scelto di occuparmi di musica, e non di cinema, vorrei invitarvi a raccogliere qualche informazione su questa pellicola, talmente attuale da sposarsi naturalmente con l'impronta psichedelica data dai Supershock. Vi sorprenderà anche scoprire quanto tutti gli sceneggiatori e registi di quasi un secolo di fantascienza si siano ispirati a Lang e abbiano addirittura "citato", nelle loro immagini, sequenze di Metropolis. L'impressione, quando assisterete alla proiezione per la prima volta, sarà di averla già vista, ma non saprete nè dove nè quando. Anche questa sensazione fa parte della suggestione che il cineconcerto riesce a far vivere. 

I Supershock sono Paolo Cipriano, che canta e suona chitarra e flauto, e Valentina Mitola al basso. Da quel che ho capito, collaborano di frequente con altri musicisti. Questa sera ci sono Alan Brunetta alla batteria e altre percussioni d’”atmosfera”, e Simone Zaja al pianoforte.

Mi permettetmacchina-orologioe qualche tenero tecnicismo? Vorrei dire che i suoni sono molto ben curati, eccetto un tremendo ronzio che infastidisce nelle fasi più silenziose. Ronzio dovuto ai dimmer delle lampade (cioè ai regolatori dell’intensità della luce sul palco). Sarebbe un problema che si risolve facilmente ma, evidentemente, non questa sera. Un peccato. L’ho intesa come una specie di tassa da pagare, o il fondiglio di botte d’un vino pregiato.

Per la chitarra, Cipriano usa intensivamente effetti digitali di tipo “a memoria”, cioè eco (o delay), riverberi e recorder. Usa poi distorsioni anche a banda piuttosto larga, quelle che quasi ti dan fastidio alle orecchie, e le usa bene. Posso dire che non ha suoni banali e alla moda. E’ uno che sceglie oculatamente. Percepisco la voce, catturata con fine dettaglio da un microfono certamente a condensatore, inverosimilmente compressa e oltremodo riverberata. Una combinazione che, se ne sai risolvere l'enigma, rivela l'intenzione di esasperare le dinamiche (il "piano" sussurrato e il "forte" urlato) e creare l'alone di "mistero" cui accennavo prima.

Anche Mitola ricorre a effettistica per il basso, che è tipicamente più semplice. La osservo intervenire manualmente sulle regolazioni, ma per far cosa, non lo ricordo più (e dire che io a queste cose ci faccio caso). La linea di basso è fondamentale per rendere pulsante l’azione sonora, trasmutazione dei concetti di "macchina-cuore” e “macchina-orologio” della sceneggiatura.

Il pianista è un tipo serio. Il pianoforte è in realtà un simulatore, più facile da trasportare e ampCineconcerto Metropolis dei Supershock ad Avigliana lificare. Il suono, durante il concerto, è sempre lo stesso. Questa è una scelta precisa, perché lo strumento elettronico sarebbe capace di una varietà enorme di suoni diversi, se il musicista volesse farne uso.

La batteria è acustica. Meglio così. Non è molto appariscente, nel senso che è composta in maniera quasi essenziale. Però, come dicevo poc'anzi, Brunetta usa altri strumenti percussivi,  tipo una lastra metallica che produce un suono simile a un tuono.  Così dà impulsi di diversa natura alla musica: dall’effetto ipnotico dei fraseggi brevi e costanti, ai momenti aggressivi e liberatori quando i piatti e i tom la fanno da padroni, alle fasi d’atmosfera, in cui le percussioni diventano rumori che creano attesa. L’uso di batteria e percussioni è lodevole. Pochi tamburi, tanta bravura.

Il risultato d’insieme è coinvolgente. Ho tentato di descrivere maggiormente gli aspetti musicali e acustici, ma ammetto che mi sia diventato impossibile dissociare quel che ho ascoltato da quel che ho visto, così come non sopporterei di assistere a una proiezione di Metropolis senza questa stessa sonorizzazione. Testimonio che il trasporto è totale.

Vi auguro di assistere presto a un cineconcerto dei Supershock.

 supershock_metropolis_1

  

  

Un piccolo assaggio del cineconcerto, sono pochi secondi con cui mi illudo di dimostrarvi quanto le immagini e la musica siano legate tra loro. Credo che ai Supershock non dispiacerà la mia iniziativa.

 .

  

Se cercate in giro, su Internet, trovate molti video dei Supershock, tra cui la fase iniziale del concerto di Avigliana. Questo spezzone, al settimo minuto, comprende il commento sonoro al gioco di sguardi del primo incontro tra i protagonisti di Metropolis Freder e Maria, uno dei momenti più studiati e celebrati della storia del cinema. Includo il link al filmato, qua sotto. Il link potrebbe interrompersi, un giorno, se il video venisse cancellato o spostato dagli autori. In tal caso, avvisatemi.

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Grazie a Claudio per il supporto nella stesura anche di questo articolo

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Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Agosto 2009 20:29
 
Zibba e Almalibre PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Martedì 02 Giugno 2009 20:12

PROLOGO

La solita rassegna di paese: "Nordsud in musica 2009", a La Loggia, nella cosiddetta cintura di Torino. Venerdì 29 maggio suonano "zibba" e poi i "MAU MAU". Proprio così, minuscole e maiuscole comprese. Arrivo tardi, come al solito. "ZIBBA e gli ALMALIBRE" sono sul palco già da molto. In pochi minuti mi rendo conto di essermi perso un gran bello spettacolo, ascolto qualche brano e afferro che suoneranno domenica ad Asti. Si può fare...

 

DOMENICA

Domenica pomeriggio. Mi lavo i capelli con la saponetta perché ho finito lo shampoo, aspetto l'autobus ad una squallida fermata di periferia e salgo sul treno per Genova delle 21.28 alla stazione di Torino Lingotto. Il treno è praticamente vuoto. Mi dovrò sopportare per trentasei minuti. Ho il gancio con gli amici alla stazione di Asti e, dopo aver attraversato un bel centro storico, arriviamo insieme al "Diavolo Rosso". Fatevi conto, una chiesa sconsacrata con gli affreschi sbiaditi, l'umidità e tutta la sua parvenza opprimente. Al posto degli altari laterali, banconi per spillare birra e ironica empietà. Dappertutto, tanti giovani. Allora, seguo un dedalo di passaggi e mi ritrovo in un cortile, una specie di piccolo anfiteatro stracolmo di gente in cui qualcuno fa una conferenza, forse presenta un libro. Poco più in là,  su una bancarella vedo qualcosa da mangiare e da bere. Scusandomi, raggiungo i gradini dall'altra parte del cortile ed entro nelle stanze di una mostra fotografica, con lo sguardo che si perde nel bianco-e-nero, imbocco un'uscita. Sono in un altro cortile di una costruzione storica, Palazzo Ottolenghi. Qui c'è il palco, le sedie per gli spettatori e il mixer. Sono nel posto giusto. E che posto stupendo hanno realizzato i ragazzi del Diavolo Rosso. La manifestazione si chiama "A sud di nessun nord"; riecheggia il leit motiv dei punti cardinali come contrapposizione sociale. E' la storia del nostro tempo, per chi ci vuol pensare, e per chi ci deve vivere.

 

Zibba_Almalibre_Asti_20090531

 

ALMALIBRE

Gli Almalibre sono un gruppo di bravi musicisti.

 

Federico Manno, con le sue chitarre, è affidabile; senza smania di protagonismo, c'è sempre. Si sacrifica per lasciare spazio agli ospiti, ma quando viene il suo momento, non si risparmia.

 

Fabio Biale suona il violino, il mandolino, il vibrafono, i cucchiai da brodo, usati come percussioni, e un campanellino da portiere d'albergo, che sembra piacergli tanto. E' un musicista in gamba che, se in foto ti vien sempre mosso, c'è un perché.

 Almalibre a La Loggia (TO) 29/5/2009

Per qualche concerto c'è un ospite: Rigo Righetti, che con il basso ci sa fare.

 

Alla batteria c'è Andrea Balestrieri, preciso e completo. Se gli parli, è cordiale; è autore di alcune musiche, secondo me molto belle, ma minimizza e attribuisce i meriti a Zibba, alimentando così il mito del "Bale".

 

Gli Almalibre si divertono suonando arrangiamenti decisamente vari che, dall'allegria dei reggae e degli ska, scivolano con disinvoltura a momenti rock intensi, passando per jazz e atmosfere di "intimità cantautorale".

 

 

ZIBBA

Zibba è un personaggio ispirato, che concede solo un cappello in stoffa gessata, un orecchino e un pizzetto bislungo, all'apparenza. Si rivolge al pubblico con garbo, fa il simpatico senza eccedere, evita i predicozzi. Non trasforma il concerto in uno di quei comizi cui molti artisti italiani ci hanno abituati. Presenta le sue canzoni con poche parole, dandoti una possibile chiave di interpretazione, e poi sembra credere in quel che canta. Stasera è contento perché, oltre a Righetti, ospita il chitarrista Paolo Bonfanti per un paio di brani.  Il concerto è emozionante, comprende molte canzoni dei due CD, un paio di cover, e degli inediti, assaggi del nuovo CD in uscita fra poco. Chiude con il bis di Margherita, tormentone cantato nella versione radiofonica con Tonino Carotone.

 

ZIBBA2

Chissà cosa mi è preso, stasera. Vado da Zibba e gli chiedo di scambiare quattro chiacchiere. Cortesemente accetta e ci mettiamo seduti. Mi faccio spiegare perché si faccia chiamare "Zibba". E' un po' restio, ma poi confessa: è un soprannome che vuol dire "sigaretta", al suo paese. Gli fu affibbiato per via del suo aspetto, per il taglio di capelli che ricordava, nella fantasia degli amici, l'estremità della sigaretta.

 

A questo punto, sparo un jolly a bruciapelo, gli chiedo di dirmi, secondo lui, che mestiere faccia. Trasmettere emozioni. Inteso? Non musicista, poeta, saltimbanco o personaggio dello spettacolo. Oppure tutto insieme, se preferite. A Zibba interessa comunicare, creare emozione. Parla al cuore di chi sa guardarsi dentro, sfidando i propri limiti, e spesso ci riesce. I versi sono frasi aperte, scintille che possono estinguersi nel riverbero delle note o ardere l'emotività di chi le respira ed è capace di usare la propria esperienza per trovare un significato. L'arte di Zibba consiste nel tramutare la musica in uno specchio in grado di riflettere il cuore, l'anima di chi ascolta.

 

I testi di Zibba parlano di questioni sociali: della solitudine, che anche lui cerca, soffre e poi fugge come ognuno di noi. Parlano di luoghi alternativi dello spazio, del tempo e della mente, dove poter esistere così come si è. Temi autobiografici, che muovono dai tempi dell'adolescenza, quando la moda dello sballo irrompe e travolge la sua generazione, sconvolgendo il suo mondo di provincia. Zibba subisce il frastuono di questo nuovo mondo, rimanendone al di fuori, perché ha pensieri diversi, valori. Nel tempo in cui i suoi coetanei si devastano in discoteca, riesce a insonorizzare quella realtà grazie ai muri di una sala prove. Con amici musicisti di generazioni mature, dà un ritmo originale alla sua vita, e mentre suona nei "localini" per cinquantamila lire, forma la sua personalità adulta.

 

A 31 anni, Zibba canta queste cose che ancora sente, ma con la consapevolezza, la maturità e la serenità (precaria) di un uomo. Rappresenta in musica schegge di vita, scongiurando il timore che non rimanga traccia del tempo vissuto. Mi spiega che "Nelle sere d'inverno" è il suo ricordo di Davide, un suo caro amico che non c'è più. Per Zibba, non esiste modo più intenso: il ricordo è la canzone. Capite? Io si.

Zibba novella allegro anche di donne, religione e vino, trasmette vibrazioni positive, e ringrazia gli amici che le condividono con lui, ma questa è "Un'altra canzone".

 

EPILOGO

In questa fresca notte tra maggio e giugno, Zibba ed io discutiamo come vecchi amici. Cambio argomento, riprendo la farsa dell'intervista (e dire che, maldestro, non sono riuscito nemmeno ad accendere il registratore mp3!) Gli chiedo quale sia il concerto che ricorda con maggiore affetto. Ne cita diversi ma il primo tra tutti è a Bologna, da solo, chitarra acustica e voce. Il pubblico seduto per terra, tutt'attorno. Suona la prima canzone e poi si accorge della magia: il silenzio, rispettoso, l'attenzione e l'affetto del pubblico. Riesco a vedere nel suo sorriso e nel suo sguardo i momenti di quel concerto al punto di convincermi di esserci stato.

 

Mentre i tecnici stanno ancora smontando le attrezzature dal palco, sostengo che "...fa freddo..." e "...basta così." Zibba mi saluta con un abbraccio.

 

Seduto sul sedile posteriore di una Fiat Punto che procede lenta verso casa, mi chiedo se e come riuscirò a raccontarvi questa storia. Eppure, nella mia stanza, prima dell'alba la mia matita scrive quest'ultima parola.

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Ultimo aggiornamento Domenica 07 Giugno 2009 00:51
 


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